San Donato Milanese (MI) – 15 Dicembre 2025
Ciao Federico, noi siamo i ragazzi della terza C. Come possiamo aiutare e coinvolgere meglio e rapportarci con questo nostro compagno autistico?
Come lo possiamo aiutare?
Potete considerarlo un amico e trattarlo come tale. Essere consapevoli che lui è diverso ma tutti siamo diversi.
Siamo ciascuno diversamente abile per qualcosa.
Siate una classe tutti diversi, ciascuno unico, nessuno escluso.
State facendo la storia.
Federico, tu hai detto che nella vita hai incontrato persone che ti hanno aiutato. Credi che con il tuo libro tu sia riuscito a trasmettere insegnamenti? Ti ricordi in particolare un episodio in cui qualcuno ti ha ringraziato?
Spero di sì. Molti genitori mi dicono che aver letto i miei libri li ha aiutati a capire meglio i loro figli.
Federico, cosa ti dà la forza di affrontare ogni giorno la tua neurodivergenza?
Non lo so. Forse la sensazione che nel mondo il bene sta già vincendo e il male si fa una pubblicità gigantesca per spaventarci. Ma io non ho paura. Miliardi di persone ogni giorno lavorano per il bene anche se nascoste. Io intravedo un’alba in lontananza.
Ciao Federico, la prima C vorrebbe farti questa domanda, c’è stato un momento in cui ti sei sentito in pace e sei riuscito a dialogare con il mondo?
Sempre. Io ho due grandi passioni che sono qui e ora. Qui e ora voi siete la mia vita e la mia compiuta gioia. Poi nel pomeriggio vedremo.
Ciao Federico, noi della terza B volevamo chiederti quali accortezze dobbiamo avere nei confronti di nostri amici e compagni di classe autistici e come aiutarli per la loro ipersensorialità; come rendere la loro vita in classe o tra di noi più bella, insomma.
Grazie mille.
Parlate poco, muovetevi lentamente, non fate rumore. Siate unificati nel vostro cuore.
Ciao, io e i miei compagni di classe della prima B vorremmo chiederti perché nel libro hai aggiunto delle parti sulla chiesa?
Perché Dio ha una grande fede in me ed io vorrei rispondere almeno un po’ a questa sua fede.
Federico, io e la mia classe, la prima A, ti vorremmo chiedere: in uno dei tuoi scritti hai spiegato come saresti stato tra vent’anni. Ti ritrovi ora in quello che hai scritto e in cosa?
No. Non è andata come immaginavo ma molto meglio, sia per gioia che per utilissimi dolori.
Buongiorno Federico, io sono della seconda C e la nostra classe vorrebbe farti questa domanda: Sul retro del tuo libro c’è scritto che tu sogni spesso e tanto, ma per te cosa significa sognare?
Sognare quando dormo. Da sveglio non posso. Ho una missione. È urgente. Dobbiamo costruire il mondo di tutti solo persone.
Io e i miei compagni di seconda A vorremmo chiederti, quando ti sei reso conto che nulla poteva fermarti?
Quando ho visto che la sconfitta nasce solo dentro di noi e non nelle cose. Chi non molla mai non perde mai ma muore combattendo, che è una cosa luminosa.
Federico, io e la mia classe, la prima D, volevamo farti questa domanda: qual è stata la prima parola che sei riuscito a pronunciare e quando?
Yogurt, ed ero sul seggiolone. Mia mamma c’è rimasta male che la prima parola non fosse mamma.
Prima hai parlato degli utilissimi dolori in un’epoca in cui sembra che il dolore lo dobbiamo cancellare e mettere da parte, invece sono utilissimi. Puoi spiegare cosa intendi?
Nel dolore si cresce. Il dolore di oggi è la radice della gioia di domani.
Volevo farvi un’altra domanda, Federico, quanto ci hai messo a scrivere il tuo libro?
Da settembre a maggio.
Cos’è per te l’autismo?
Un modo di essere persona.
Com’è per te vivere una vita diversa dalle altre persone?
Tutte le vite sono diverse. Non ci sono due vite uguali.
Volevo chiederti qual era il tuo sogno da bambino?
Non ho sogni; sono pericolosi.
Federico, ti volevo chiedere, che squadra di calcio tifavi?
Nessuna. Tifo lo spezzatino di cinghiale.
Ciao Federico, ma hai mai imparato il linguaggio dei segni? Sì, ti sei mai relazionato con questo diciamo tipo di parlare?
No.
Scrivo al pc.
Federico, come stai?
Bene. Felice di stare qui con voi.
Federico, che rapporto c’è con tuo padre?
L’ho tirato su bene. Ora siamo una bella squadra.
Federico, ti sei mai sentito in imbarazzo davanti a un gruppo di persone?
No. Mai.
Come ti rappresenti in tre parole?
Magro, chiacchierone e non lo so.
Quali superpoteri ti piacerebbe acquisire?
Nessuno. Io dalla vita non chiedo mai nulla. Ciò che ho già è il meglio per me.
Ciao Federico, ti volevo chiedere come fai a comunicare senza computer?
Non verbale. Io capisco il tanto che dice chi è in silenzio.
Allora ciao Federico, io volevo chiederti se ancora oggi, a volte per qualcosa magari ti continui a sentire inadeguato e se sì, per cosa?
No, mai. Io così sto bene.
Ciao Federico, io ti volevo chiedere che cosa ti piace fare nel tempo libero, magari quando sei con gli amici, e qual è la tua passione?
Stare in silenzio. Poi percussioni, bowling e trekking.
Nel libro parli molto di silenzio, cosa significa per te oggi?
È la pace. Il silenzio è gioia.
Perché hai scelto il liceo scientifico e non il liceo classico se ti piaceva scrivere?
Perché speravo di capire il mio autismo ma ho visto che per questo stanno maluccio.
Che cosa provi quando senti del rumore?
Mi fa male la mente. Non la testa ma la mente.
Ciao Federico, oggi ti volevamo chiedere, qual è stata la svolta più significativa per l’apprendimento del linguaggio neurotipico?
Andare a scuola. Ero diversamente concentrato.
Secondo te qual è l’emozione più importante di cui non si può fare a meno nella vita?
La gioia. Si nasce felici ma la gioia è fragile. Va difesa con una essenzialità di vita radicale. Aspettative zero. Sogni zero.
Come ti senti in questo momento a rispondere a tutte queste domande?
Felice. Realizzato.
Federico, durante le medie, statisticamente è il momento in cui i ragazzi si allontanano dalla Chiesa, dal cattolicesimo. Tu hai avuto questo problema o invece sei riuscito a superarlo molto facilmente?
No. Si allontanano perché non vivono mai il silenzio. Fermate il mondo e dentro di voi pensieri ed emozioni. Fatevi nulla e Dio parlerà al vostro cuore. Dio non resiste al vostro nulla perché vi ama troppo teneramente.
Ciao Federico, se potessi tornare indietro che cosa diresti a te bambino?
Divertiti!
Qual è la cosa del tuo libro che vorresti che le persone ricordassero?
Ognuno ciò che vuole. Il mio libro è un dono. Quindi non è più mio ma vostro.
Ciao Federico, dopo aver letto questo libro pensi che le persone abbiano compreso il tuo autismo?
Lo spero.
C’è mai stato qualcuno o qualcosa che ti ha fatto sentire veramente a tuo agio?
Lo spezzatino di cinghiale.
Che cos’è per te l’amicizia?
Il silenzio sacro e assoluto del medesimo sentire.
Secondo te è utile l’abilità di poter fare due cose contemporaneamente?
Direi di si. La metto a disposizione e accetto a mia volta aiuto per ciò che non so fare.
Se nella tua vita hai fatto dei viaggi, qual è stato il migliore che hai fatto?
Sempre quello che sto facendo. Sempre qui e ora.
Quando eri a Roma, qual è stata la scuola che hai frequentato e come ti sei trovato?
Liceo Nomentano. Bene.
Ciao Federico, ti volevo chiedere qual è stato il tuo più grande traguardo che hai raggiunto?
Non lo so. Non credo sia importante.
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